Storie Laureus – Scendere dal piedistallo e imparare a essere sicuri di sé

Gaia è la mamma di Tommaso, uno splendido bambino che oggi ha 7 anni, e l’ho conosciuta a un incontro organizzato da Fondazione Laureus. Tommaso aveva 5 anni.

In quell’occasione, Gaia condivise con me e con i genitori che partecipavano all’incontro, la sua esperienza:

“Avevo sempre creduto che il mio compito principale di madre fosse preservare mio figlio dai dispiaceri. Sin da quando era piccolo mi sono adoperata perché il mio piccolo principe fosse un bambino felice”.

Dopo un colloquio con il pediatra che parlava dell’importanza di uno sport che lavorasse sulla globalità del corpo lo iscrivemmo in piscina.

Sapevamo che a Tommaso sarebbe piaciuto e così abbiamo intrapreso questo corso. C’era una parte ludica di acquaticità poi qualche esercizio. Mi è sembrato piuttosto dotato. I filmati dei nonni – materiale per quando diventerà famoso si diceva scherzando – la torta con l’effige di un pesciolino di fianco al suo nome per il compleanno, hanno contrassegnato questo periodo.

Mi sembrava molto contento e noi eravamo soddisfatti della sua crescita. Un bel bambino, robusto, ma armonico.

Poi abbiamo provato, per facilitare il suo rapporto con gli animali, a portarlo al maneggio dove cavalcava un pony bianco. ‘Sono il re delle favole’ gridava contento. 

Così,  quando la maestra della scuola dell’infanzia mi chiese un colloquio per raccontarmi che Tommaso reagiva con pianti ed urla nei confronti di qualche frustrazione che l’entrata in una collettività porta con sé, mi sono prima stupita e poi preoccupata.

La maestra mi parlava di un bambino che di fronte a un compagno che costruiva con il lego una torre più alta della sua reagiva distruggendola.

Alla luce di questi fatti, prima mi sono difesa pensando a valutazioni esagerate, ma nello stesso tempo alcuni passaggi di quel periodo che mettevano il bambino sempre al centro magnificando ogni sua azione, li rivedevo con delle note stonate.

Parlai con una mia amica di liceo che si era dedicata allo studio della psicologia con un master in psicologia dello sport.

Mi piacque molto il suo approccio concreto. Le parve una situazione abbastanza normale. La grande novità della scuola dell’infanzia era la presenza di altri bambini che non sempre erano schermati dal loro agire da un adulto. Da Re Sole era stato declassato ad essere una stella tra le stelle.

“L’assenza nell’allenamento ad affrontare piccole difficoltà emotive, piccole delusioni, piccole posticipazioni dei desideri, gli procurava una distruttività che se non affrontata poteva portare a dei guasti futuri.”

Il racconto di Gaia e le difficoltà di Tommaso sono una situazione comune e che molti genitori si trovano ad affrontare.

Ma allora, come provare ad affrontarla?

Ecco 5 suggerimenti che possiamo utilizzare nella relazione con il bambini:

  • far passare del tempo tra una richiesta del bambino ed il suo esaudimento: Aspetta un attimo, tra poco lo faremo, prima sparecchia il tuo piatto e poi puoi andare a giocare”;
  • introdurre delle richieste di responsabilità: “Metti via il gioco prima di giocare con altro”;
  • fare la coda ai giardini prima di salire sull’altalena e non voler andare via se è occupata da qualche altro bimbo;
  • pensare a qualche sport di squadra, adatto alla giovanissima età, dove cominciare a percepire gli altri bambini come compagni di squadra, come amici, capaci di competere anche tra loro dentro un sistema di regole ben determinato. Perché il gioco sportivo è  intriso di una giustizia consegnata alle regole del gioco stesso;
  • Accompagnare il bambino in questo percorso rassicurandolo sul tema della sconfitta senza dire lui che non importa perché non è vero, è una falsità emotiva. E’ importante affrontare la sconfitta come possibilità di miglioramento, stimolo per allenarsi di più e per cercare gli aspetti positivi della giornata, elogiando anche quei gesti altruistici, il passaggio, la difesa, il recupero del pallone, la correttezza che sicuramente ci sono stati.

Un passo alla volta ma si cammina!

Il bambino sarà sempre contento di fronte a queste prospettive? Probabilmente no, ma pazienza.

Quello che la psicologa dello sport e l’insegnante di Tommaso hanno prospettato a Gaia è una strada che molti genitori insieme ai propri figli percorrono ogni giorno.

Una strada fatta di piccole azioni quotidiane che costruiscono un ponte per passare da una paura, un timore ad una speranza.

Il mio bambino lo sognavo così: forte, sicuro, collaborativo, contornato da buoni amici con i quali affrontare i sentieri della vita”.

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